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Cold wallet o hot wallet: dove tenere davvero i tuoi bitcoin

Un portafoglio di cuoio aperto e vuoto in piena luce e un cofanetto di legno chiuso in penombra, su un tavolo, a illustrare come si dividono i bitcoin tra hot wallet e cold wallet

Un wallet non contiene bitcoin. Contiene le chiavi che li muovono, e quelle chiavi devono pur stare da qualche parte: dentro un telefono, dentro un computer, oppure dentro un oggetto che non si collega a niente.

Hot wallet e cold wallet sono i nomi di queste due sistemazioni. La differenza tra le due sta tutta in una parola: connesso.

Da lì discende il resto, quanto è comodo usarli e cosa può andare storto.

C’è però una domanda che viene prima, e che quelle due parole non toccano. Non riguarda dove stanno le chiavi. Riguarda di chi sono.

Chi ha le chiavi, e dove stanno

La prima domanda ha due risposte sole. Le chiavi le tieni tu, e allora è autocustodia. Le tiene qualcun altro per conto tuo, e allora è custodia di terzi. In mezzo non c’è niente.

La seconda ne ha molte, perché “dove” è una scala. Un’applicazione sul telefono che usi tutto il giorno sta a un capo, un oggetto chiuso in un cassetto che non ha mai visto internet sta all’altro, e hot wallet e cold wallet sono i nomi dei due estremi.

Il conto su un exchange non sta da nessuna parte lungo quella scala, perché riguarda la prima domanda e non la seconda. Quando apri l’app di un exchange vedi una cifra. Quella cifra non è una chiave e non è un bitcoin: è quanto quella società ha messo a registro di doverti. Te lo riconoscerà finché sarà solvibile, finché nessuno la bloccherà, e finché tu riuscirai a fare l’accesso. Sono tre condizioni, e nessuna delle tre è in mano tua.

Un’applicazione sul tuo telefono, con la seed che hai generato e trascritto a mano su un foglio, sta dall’altra parte della prima domanda. È la sistemazione più esposta delle due, e allo stesso tempo quei bitcoin sono tuoi in un senso che sull’exchange non esisteva proprio: nessuno può congelarli, e nessuno deve dare il permesso quando decidi di spostarli.

Le chiavi non richiedono un acquisto

Avere le proprie chiavi non costa niente. Si scarica un’applicazione, si segue la procedura, si scrive a mano una lista di parole su un foglio e si mette quel foglio dove nessuno lo trova per caso. Mezz’ora, quasi tutta spesa nella parte con il foglio, che è quella che conta.

Il dispositivo dedicato arriva dopo, ed è una scelta su come proteggere quelle chiavi. Non su chi le ha.

Come funziona un hot wallet

Un hot wallet è un’applicazione. Sta sul telefono, sul computer, dentro il browser, e le chiavi sono lì, sullo stesso dispositivo che usi tutto il giorno per tutto il resto.

È comodo, e conviene dirlo senza abbassare la voce: apri l’app, incolli un indirizzo, mandi. Trenta secondi, in piedi alla cassa di un negozio, senza andare a prendere niente da nessun cassetto. Per chi i bitcoin li usa, e non li tiene soltanto, questa cosa pesa.

La contropartita è che le chiavi vivono dove vivi tu, in mezzo alle notifiche. Della rete Bitcoin non devi preoccuparti, la sua crittografia da quando esiste non è mai stata violata, e non sarà quello a mandare storte le cose. Il rischio sta più in basso e ha una faccia molto ordinaria. Un link arrivato per messaggio alle undici di sera. Il backup automatico che porta nel cloud la foto del foglio con la seed sopra. Il telefono prestato per una chiamata e tornato indietro senza pensarci.

Niente di tutto questo è una violazione della crittografia. Sono distrazioni, e le distrazioni fanno parte delle giornate in cui l’attenzione ce l’hai a metà.

Per questo un hot wallet lavora bene sulle cifre che giri, e male su quelle che vuoi solo lasciare ferme.

Come funziona un cold wallet

In un cold wallet le chiavi nascono dentro un oggetto che non si collega a internet, e da lì non escono più. Non è che siano protette meglio sul computer: sul computer non ci sono proprio.

Quando devi spendere, la transazione viene preparata altrove, portata all’oggetto, firmata lì dentro e restituita già firmata. La chiave resta dov’era per tutto il tempo.

La differenza si vede bene se immagini un programma malevolo installato sul tuo computer. Può guardare quello che fai, può leggere i tuoi indirizzi, può perfino provare a sostituire l’indirizzo di destinazione mentre tu non guardi. Quello che non può fare è leggere una chiave che su quel computer non è mai passata.

Come si firma una transazione

“Firmare offline” è un’espressione che non dice niente finché non l’hai vista fare. In pratica sono cinque passaggi.

  1. Apri sul computer l’applicazione che accompagna il dispositivo. Quell’applicazione conosce i tuoi indirizzi, quindi sa dirti il saldo, ma di chiavi non ne ha nemmeno una: da sola non muove niente. Ci scrivi l’importo e l’indirizzo di destinazione, e lei mette insieme la transazione.
  2. La transazione passa al dispositivo. Via cavo, inquadrando un codice QR, oppure con una scheda di memoria, a seconda del modello.
  3. Il dispositivo si accende e mostra sul suo schermo l’importo e l’indirizzo.
  4. Tu leggi quello schermo e lo confronti con quello che volevi fare. Poi premi un tasto, fisico, con il dito.
  5. Il dispositivo restituisce la transazione firmata, l’applicazione la manda in rete, e la chiave non si è mossa di un millimetro.

Quello schermo piccolo e scomodo è l’unico anello della catena che non è connesso a niente, e quindi l’unico posto in cui l’indirizzo che leggi è l’indirizzo vero. Se qualcosa sul computer lo ha sostituito, la differenza salta fuori lì, nei due secondi in cui confronti prima di premere.

Cosa un cold wallet non copre

Un cold wallet fa una cosa sola, e la fa bene: tiene la chiave fuori dai dispositivi connessi. Fuori da quel perimetro non arriva.

Non copre una parola trascritta male sul foglio, che scoprirai di aver sbagliato solo il giorno in cui proverai a recuperare. Non copre un foglio messo in un posto sicuro che poi si allaga, o che finisce buttato durante un trasloco. Non copre la fotografia fatta al foglio per comodità, che da quel momento vive in un archivio che non controlli. Non copre il caso in cui a te succeda qualcosa e nessuno in casa sappia che quell’oggetto nel cassetto conta più del cassetto.

E non copre il modo in cui quella chiave è nata dentro il dispositivo, che è un passaggio a cui non hai assistito.

Il dispositivo, poi, non contiene i tuoi bitcoin. I bitcoin non sono file e non stanno dentro nessun oggetto: esistono come righe in un registro che migliaia di computer tengono aggiornato insieme. Il dispositivo custodisce le chiavi che ti autorizzano a scrivere in quel registro. Se lo perdi o te lo rubano, i bitcoin restano dove sono sempre stati, e per tornare a raggiungerli ti serve la seed, che è un’altra cosa ancora e sta su un altro pezzo di carta.

Il cold wallet non elimina il rischio, lo sposta. Prima dovevi difendere un telefono da chi ci entra. Adesso devi custodire un foglio per dieci anni, in una casa in cui succedono cose. Il secondo problema è più governabile del primo, a patto di trattarlo come un problema.

Il criterio pratico, in tre domande

Una soglia in euro non funziona, perché mille euro non significano la stessa cosa per due persone diverse. Funzionano meglio tre domande, e nessuna delle tre riguarda la tecnologia.

Quanto ci tieni, rispetto a quello che hai

Non conta la cifra, conta la proporzione. Se perdere quella somma ti rovinerebbe l’anno, e cambierebbe qualcosa in casa, non sta su un telefono che porti in tasca e appoggi sui tavoli.

Se invece è una somma messa da parte per capire come funziona la cosa, e che potresti perdere restando esattamente la persona che sei, il telefono va benissimo.

Quanto spesso ci accedi

Se sono bitcoin che guarderai una volta l’anno, la comodità di un hot wallet è un vantaggio che non usi, e lo stai pagando in esposizione.

Se invece è la parte con cui vuoi pagare qualcosa ogni tanto, tenerla in un cold wallet vuol dire alzarsi, prendere il dispositivo, collegarlo, confermare. La terza volta che ti capita in un momento scomodo smetti di farlo, oppure smetti di usare i bitcoin. Succede.

Cosa succede se domani perdi il dispositivo

Prova a rispondere ad alta voce.

Se la risposta è “ho la seed, l’ho scritta bene, so in che cassetto sta”, sei coperto in tutti e due i casi, e la scelta tra hot e cold torna a essere una questione di comodità.

Se la risposta è un silenzio, oppure un “dovrei controllare”, allora la cosa da sistemare non è dove tenere i bitcoin. È il foglio. E nessuno dei due tipi di wallet lo sistema al posto tuo.

Quasi sempre la risposta è tutti e due

Non è una scelta a esclusione. Chi si è sistemato bene di solito ha tutti e due, e li usa per cose diverse.

Una parte piccola in un hot wallet, di quelle che puoi permetterti di perdere senza che cambi niente in casa. Serve per fare la prima transazione con le mani che tremano un po’, e per pagare qualcosa quando capita senza dover aprire un cassetto.

Il resto in un cold wallet, che tocchi di rado e con calma.

È lo stesso criterio con cui gestisci i contanti, e lo applichi già senza pensarci. Nel portafoglio che porti in giro non ci metti tutto quello che hai, ma non esci nemmeno di casa a mani vuote. Non hai scelto tra le due cose: le usi per scopi diversi.

Se i tuoi bitcoin sono su un exchange, la mossa che sposta di più è la prima: portarli dove le chiavi sono tue. Anche solo dentro un’applicazione sul telefono, anche stasera. Il dispositivo lo puoi comprare il mese prossimo, o l’anno prossimo, o mai.

Tre cose da fissare prima

Nessuna delle tre è tecnica. Sono decisioni piccole, di quelle che si prendono in trenta secondi e poi reggono per anni.

La data della configurazione

Il giorno che ordini il dispositivo, apri il calendario e segna quando lo configuri. Un’ora, un pomeriggio, quello che serve.

Un dispositivo che arriva e resta chiuso nella scatola, in attesa della settimana giusta, non protegge niente. Nel frattempo i bitcoin sono rimasti dov’erano, e l’unica cosa cambiata è che hai speso dei soldi.

La cifra massima dell’hot wallet

Decidila prima di metterceli dentro, non dopo.

Il wallet sul telefono nasce come il portafoglio in tasca e cresce da solo, perché ogni volta che arriva qualcosa spostarlo è una di quelle operazioni che si fanno “appena ho cinque minuti”. Un tetto deciso in anticipo, anche a occhio, ti fa accorgere quando lo superi.

Il backup, subito

La seed scritta bene e messa in un posto pensato è quello che tiene in piedi tutto il resto. Senza, il dispositivo più caro del mercato è un oggetto che ti fa compagnia finché funziona.

Non è l’ultimo passaggio della configurazione. È quello per cui esistono tutti gli altri.

Dove finisce la scelta

Hot wallet e cold wallet non sono un livello base e un livello avanzato, e passando dall’uno all’altro non si prende nessuna promozione. Sono due sistemazioni per due usi, e nella maggior parte delle case convivono, come convivono il portafoglio in tasca e il posto dove si tengono i documenti.

Dove tenere i bitcoin è una decisione che puoi cambiare quando vuoi: sposti dei fondi e hai finito.

Di chi sono le chiavi è una decisione di natura diversa. Finché non la prendi tu, l’ha già presa qualcun altro.

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