Comprare bitcoin oggi è facile. Scarichi un’applicazione, mandi una foto del documento, fai un bonifico, premi un tasto. Dieci minuti, forse venti se la verifica dell’identità è lenta.
Quasi tutte le guide che trovi in giro impiegano tremila parole a spiegarti proprio quella parte lì.
Dentro quei dieci minuti, però, prendi due decisioni senza accorgerti di averle prese. La prima è da chi compri. La seconda è dove finiscono i bitcoin dopo che li hai comprati. Sono quelle che contano, ed è lì che si fanno gli errori che poi costa fatica correggere.
Il saldo che vedi e i bitcoin che hai
Quando compri bitcoin su una piattaforma e li lasci lì, nella tua applicazione compare un saldo. Sembra un conto corrente: c’è un numero, sale e scende, puoi guardarlo quando vuoi.
Quel numero è una scrittura nei registri di un’azienda. Quell’azienda ha preso nota che una certa quantità di bitcoin è tua e che se glieli chiedi te li manda.
L’alternativa è avere i bitcoin su un portafoglio di cui possiedi tu le chiavi. Lì non c’è nessuno che tiene nota per tuo conto: la nota sta sulla rete Bitcoin, e le chiavi per muoverli ce le hai solo tu.
In una giornata normale la differenza non si sente. Si sente nelle giornate storte.
Prima decisione: da chi compri
Qui dentro non troverai il nome di nessun operatore, tranne uno che serve da esempio di cronaca. Non ho accordi commerciali con nessuna piattaforma, non uso link di affiliazione, non guadagno niente se scegli un servizio invece di un altro. Di classifiche dei migliori exchange ne trovi a centinaia, e la maggior parte è pagata da chi ci compare dentro.
Cosa è cambiato il primo luglio 2026
Fino a poco fa, in Italia, chi voleva offrire servizi su criptovalute doveva iscriversi a un registro tenuto dall’OAM, l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori. Era un’iscrizione, non un’autorizzazione: l’operatore si dichiarava, e nessuno verificava il suo capitale, la sua governance o il modo in cui gestiva i rischi. Ogni paese europeo aveva regole sue, quindi il livello di tutela dipendeva da dove l’operatore si era registrato.
MiCA cambia questo. È il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, e nasce per avere una regola sola valida in tutta l’Unione invece di ventisette. Chi vuole offrire questi servizi deve ottenere un’autorizzazione chiamata CASP, sigla che sta per Crypto-Asset Service Provider, cioè prestatore di servizi per le cripto-attività. Non è una registrazione: è un’autorizzazione con requisiti di capitale, obblighi di condotta e vigilanza continua. In Italia la rilascia la Consob, con il parere della Banca d’Italia, e vale in tutta l’Unione europea. [Consob, pagina CASP]
Il primo luglio 2026 è scaduto il periodo di transizione. Da quella data, offrire servizi su cripto-attività a clienti europei è riservato esclusivamente ai soggetti autorizzati. [Comunicato Consob del 23 aprile 2026]
Il caso Binance
Il 24 giugno 2026 Binance, la piattaforma di scambio più grande del mondo, ha ritirato la domanda di autorizzazione presentata in Grecia, dichiarando l’intenzione di ripresentarla in un altro Stato membro. Al primo luglio si è trovata senza licenza. Da quel giorno gli utenti europei, italiani compresi, non possono più aprire conti nuovi né comprare con euro. I fondi restano accessibili e i prelievi funzionano.
Non c’è stato un attacco informatico e non c’è stata una truffa. Nessuno ha perso un euro. Un’azienda grande e strutturata, un’autorità che fa il suo mestiere, una procedura amministrativa regolare. E la disponibilità dei bitcoin di migliaia di italiani è cambiata da un giorno all’altro, per una vicenda di cui non erano parte e su cui non avevano voce.
Finché i bitcoin stanno su una piattaforma, quello che puoi farci dipende anche da decisioni che non prendi tu.
Come si controlla
Cinque minuti, prima di mandare dei soldi a qualcuno.
Cerca l’operatore nel registro pubblico. L’ESMA, l’autorità europea dei mercati finanziari, tiene un registro dei soggetti autorizzati. Se il nome non c’è, quel soggetto non è autorizzato a offrirti quel servizio. [Registro MiCA dell’ESMA]
Controlla la ragione sociale, non il logo. Le tutele valgono per la specifica società autorizzata in Europa, non per le altre società dello stesso gruppo né per quelle fuori dall’Unione, anche quando usano lo stesso marchio e la stessa applicazione. Il nome commerciale sullo schermo e la società con cui firmi il contratto possono essere due cose diverse.
Guarda chi ti fornisce davvero il servizio. Sta scritto nella documentazione contrattuale, quella che nessuno apre.
Segnati la data del controllo. Le liste cambiano, e sapere quando hai guardato ti dice quando riguardare.
Seconda decisione: dove finiscono i bitcoin
Le due strade
La prima. Compri su una piattaforma autorizzata. I bitcoin restano registrati nei suoi libri finché non chiedi un prelievo verso un tuo portafoglio. Due passaggi, e in mezzo una finestra di tempo in cui i bitcoin sono tuoi sulla carta ma non nelle tue mani.
La seconda. Esiste una categoria di servizi che non tiene niente in casa: compri, e i bitcoin arrivano direttamente all’indirizzo del portafoglio che hai indicato tu. Un passaggio solo, nessuna finestra.
Molti principianti finiscono sulla prima strada anche quando la seconda gli converrebbe, perché la seconda richiede che il portafoglio esista già. Chi arriva senza portafoglio prende l’unica strada che glielo lascia fare dopo. E poi quel “dopo” slitta.
Quanto costa ciascuna
Il costo di un acquisto non è la percentuale che leggi in home page. È la somma di quattro voci:
- la commissione dichiarata sull’acquisto;
- lo spread, cioè la differenza fra il prezzo che ti applicano e il prezzo di mercato. Non compare da nessuna parte, non te lo addebitano come voce separata, e spesso pesa più della commissione;
- il costo del metodo di pagamento, di solito basso o nullo con bonifico e più alto con carta;
- la commissione di prelievo, che paghi quando sposti i bitcoin fuori dalla piattaforma, in genere più alta del costo reale della transazione sulla rete.
Chi pubblicizza “zero commissioni” i soldi li fa sullo spread. Non è una truffa, è un modello di ricavo, ma rende inutile il confronto fra le percentuali dichiarate.
Il numero da guardare è un altro: a parità di euro spesi, quanti bitcoin ti ritrovi effettivamente sul tuo portafoglio a fine giro, tutto compreso.
Cosa dice chi vigila
Stabilendo cosa dovessero fare gli operatori rimasti senza autorizzazione, l’ESMA ha chiesto piani di dismissione che garantissero il trasferimento delle cripto-attività dei clienti verso operatori autorizzati oppure verso portafogli auto-custoditi, senza danni economici per i clienti. [Comunicato Consob del 23 aprile 2026]
L’autocustodia, per l’autorità europea di vigilanza, è una delle due destinazioni legittime.
Sul come si fa il trasferimento, se scegli la prima strada, ho scritto un pezzo a parte. [Dall’exchange al tuo wallet]
Cosa decidi prima di premere il tasto
Il portafoglio deve già esistere. Crealo, prova a ricevere una cifra piccolissima, verifica che sia arrivata. Fatto una volta, non è più un salto nel buio.
Sai già dove finirà la tua seed phrase. È la sequenza di parole che ti permette di recuperare i bitcoin se perdi il dispositivo, ed è l’unica cosa davvero irrecuperabile di tutta la faccenda. Su come conservarla, e su dove non conservarla, acnhe qui ho scritto un pezzo dedicato. [Seed phrase]
Sull’importo, parti piccolo. Non perché bitcoin sia pericoloso, ma perché stai imparando a usare strumenti che non hai mai usato. I primi acquisti sono formazione: stai pagando per capire il processo. Quando ti senti a tuo agio con gli strumenti, l’importo lo decidi tu, in base alla tua situazione.
Gli errori che vedo più spesso
Comprare prima di avere un portafoglio. È l’errore che genera tutti gli altri, perché ti costringe a rimandare.
Il “per ora lo lascio lì”. Nasce come decisione temporanea e diventa diciotto mesi. Non c’è mai un giorno in cui ti svegli e pensi che sia arrivato il momento di spostare i bitcoin: quel giorno lo fissi tu.
La seed phrase fotografata. Nel telefono, nelle note, nella posta elettronica, nel cloud. Comodo, e vanifica tutto il resto.
Scegliere sulla commissione pubblicizzata. È il numero meno informativo che ci sia.
Aspettare il momento giusto per il primo acquisto. Il prezzo fa quello che vuole, e intanto non stai imparando niente. Il processo lo impari con cifre minime a qualunque prezzo, e conviene averlo già imparato quando deciderai di fare sul serio.
Se vuoi una mano
Con quello che hai letto puoi cavartela da solo, e molte persone lo fanno benissimo.
I due punti in cui si sbaglia sono anche i due in cui l’errore non si corregge: un trasferimento mandato all’indirizzo sbagliato non torna indietro, e una seed phrase scritta male la scopri il giorno esatto in cui ti serve. Farsi accompagnare la prima volta costa meno di quanto costi rimediare.
Se non sai quale delle due strade sia la tua, prenota una chiamata di dieci minuti. È gratuita, serve a quello, e da lì si capisce anche se ha senso il Bitcoin Starter Pack, il percorso di una settimana che ti accompagna dall’acquisto al backup.
Se prima di muovere un euro vuoi capirci di più, l’estratto di Bitcoin Sapiens è gratuito e si scarica in un minuto.

